Nel testo qui proposto, lo scrittore e saggista francese Alain de Benoist, grande ammiratore ed interprete del pensiero jüngeriano, sembra quasi tentato dal sostituire il titolo, tanto discusso e spesso incompreso, L’Operaio con quello assonante Tempesta d’acciaio, ricalcato ovviamente sul titolo del celeberrimo diario della Grande Guerra che riscosse un enorme successo e consacrò Ernst Jünger scrittore di fama mondiale. Il motivo di quella piccola voglia di sostituzione non risiede tanto in una presunta affinità tra i due scritti, quanto piuttosto nella definizione dell’Operaio da parte di de Benoist come di un “libro metallico”. L’acciaio corrisponderebbe dunque a questo aspetto effettivamente metallico caratteristico del trattato jüngeriano sulla tecnica, la tempesta invece alla repentina irruzione dell’elementare, che sconvolge la sicurezza borghese in cui il mondo sembra essere ricaduto nell’epoca tra i due conflitti che hanno scosso nelle sue viscere il Novecento. D’altronde lo stesso Jünger si era quasi pentito di aver intitolato Nelle tempeste d’acciaio quel suo primo scritto diaristico, al quale egli in seguito avrebbe più volentieri apposto il seducente titolo, questa volta di esplicita assonanza stendhaliana, Il rosso e il grigio, colori che indicherebbero letteralmente, il rosso del sangue ed il grigio delle armi....
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