"«bozzetti istriani» non è un libro di storia, non è nemmeno un libro di rievocazioni nostalgiche e sentimentali di un passato che non ritorna e non ritornerebbe mai, in tutti i casi (voglio dire che, nel libro di Guido Miglia, l'orologio non si è fermato al 1945). Non è neanche un libro di racconti o di novelle, in cui l'Istria e la gente istriana costituiscono soltanto la mera cornice o la materia che la fantasia poetica dello scrittore rielabori, plasmi e faccia vivere di vita propria; nel quale, cioè, la terra istriana, i paesi dell'Istria e la sua popolazione siano a volta a volta soltanto esteriore pretesto o puro fatto formale o stimolo, magari necessario e condizionante, ma niente più che un punto di partenza o uno spunto ispiratore dell'arte e dell'opera autonoma e creativa dell'autore...."