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Raramente un'opera è stata preceduta da tanta e così lunga attesa. Risale al 1940 il primo annunzio dell'Autore, che proprio in quell'anno si accinse al grande lavoro. Da allora, sul Giudizio Universale, si polarizzò l'attenzione appassionata dei lettori di Papini. Non c'era articolo o intervista in cui non se ne parlasse: l'Autore medesimo ripeteva volentieri l'idea essenziale dell'opera, non lesinava notizie sulle proporzioni gigantesche che veniva assumendo. Gli anni trascorsero, altre opere apparvero; ma l'interesse suscitato da queste, spesso vastissimo, non attenuava per nulla l'attesa del Giudizio, rimasta peraltro delusa, fino alla morte dell'Autore. Allora, più di prima si fece urgente la domanda se il Giudizio fosse o no compiuto. Ecco, ora, la risposta. Una Presentazione premessa al testo rende conto dello stato in cui l'opera si trovava quando, nel 1952, manifestandosi i primi sintomi del male, Papini tacitamente rinunciò a pubblicarla in vita; e del lavoro compiuto dagli editori, pressoché esclusivamente rivolto a ordinare l'immenso materiale. Il Giudizio, infatti, deve considerarsi compiuto per quanto riguarda i singoli capitoli, personaggi o cori; incompiuto, invece, relativamente alla struttura generale, rimasta priva di una forma definitiva: se ne son rintracciati solo accenni in appunti degli ultimi anni in cui l'Autore vi lavorò, dopo che aveva decisamente abbandonato il primitivo disegno, secondo il quale, peraltro, già aveva composto la massima parte dei capitoli.
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