La nostra società ha continuamente bisogno di decisioni. A questo scopo si incontrano, quasi quotidianamente, specialisti dei due principali campi del sapere contemporaneo: quello delle scienze naturali e quello delle scienze umane, o sociali. Ad essi è demandato il compito di prendere decisioni in campo tecnologico, ambientale, industriale, sanitario, educativo; o di fornire pareri competenti ai decisori di professione, quali i dirigenti di aziende pubbliche o private, gli amministratori pubblici, i parlamentari. Questi incontri danno spesso luogo a tenaci incomprensioni. A causa della frattura cognitiva esistente tra i due campi l'unità del reale viene scomposta in blocchi non comunicanti, ai quali è attribuita un'esistenza autonoma: come se fosse la realtà, e non la mente di chi la studia, ad essere suddivivsa in contenuti disciplinari differenti. In realtà scienze naturali e scienze umane sono destinate a cooperare: le prime sono infatti - come ha scritto Riedl - "semicieche", hanno cioè una struttura teorica forte, ma non un orizzonte adeguato ai complessi problemi del mondo contemporaneo; le seconde sono invece "semimute", perché pur abbracciando ampie prospettive non hanno sviluppato un metodo sufficientemente rigoroso. Questo saggio di Gallino propone come soluzione a questa fittizia frammentazione del sapere - e della realtà - la libertà di scelta dei modelli scientifici, guidata dal senso di responsabilità cognitiva che deve animare sia gli attori scientifici, sia i decisori sociali.
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