Le periferie contemporanee si modellano per effetto della divisione capitalistica del lavoro, che si afferma all’epoca della globalizzazione e sono i luoghi in cui si sviluppa un nuovo proletariato globale. Territori con un concentrato disomogeneo di crescente povertà intorno a centri urbani smisuratamente privilegiati dove la rendita fondiaria assume valori elevatissimi. Fortezze assediate da un esercito industriale di riserva ormai perennemente escluso dal sistema produttivo. La disgregazione sociale che produce il lavoro informale e precario genera a sua volta isolamento ed emarginazione per una infinità di persone che vive nelle metropoli del ventunesimo secolo che passivamente accettano condizioni di vita degradate. L’indifferenza, ecco ciò che succede, il male che si abbatte su di tutti (Gramsci, Sotto la Mole). Anche se non si possono dare definizioni univoche su scala planetaria, come diceva Freud alla base di ogni memoria c’è sempre un grido di dolore così come tutte le periferie del mondo si sono originariamente popolate di donne e uomini migrati di altri luoghi che per migliorare le proprie condizioni di vita a volte solo per sopravvivere sono costretti ad una perenne lotta per ridurre gli svantaggi di una collocazione penalizzante…
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