Paul Lafargue - Il diritto alla pigrizia. Confutazione del diritto al lavoro del 1848 (2010)
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Opinione comune sostiene che il lavoro nobiliti l’uomo e degrada ciascun “nullafacente” ai livelli più infimi della società, reietto da guardare con disprezzo e sospetto. Ma quanto c’è realmente di così nobile in un’attività che sottrae all’essere umano la maggior parte della sua vita, impedendo il naturale sviluppo delle sue attitudini morali e intellettuali?
È questa, in un’accezione forse anche piuttosto semplicistica, la domanda attorno a cui ruota “Il diritto alla pigrizia” (o in altre edizioni “Il diritto all’ozio”), pamphlet ironico e polemico pubblicato nel 1887, con cui Paul Lafargue, genero del ben più noto Karl Marx, espone in maniera lucida il paradosso di una società interamente sottomessa al mito del lavoro (“Una strana follia si è impadronita delle classi lavoratrici nelle nazioni ove regna la civiltà capitalistica… Questa follia è l’amore per il lavoro, la moribonda passione per il lavoro, spinta fino all’esaurimento delle forze vitali dell’individuo e della sua progenie.”).
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