«Per dissipare i suoi timori consiglierei la lettura di sant’Agostino»: questo l’invito che il papa Giovanni Paolo II rivolge al suo interlocutore nel libro Varcare la soglia della speranza. Non c’è libro più adatto delle Confessioni per dare un messaggio di fiducia e di speranza all’uomo che è entrato da poco nel nuovo millennio, un libro prediletto dallo stesso Agostino, considerato attraverso i secoli fino a oggi uno dei capolavori della letteratura mondiale, un libro in cui culmina il travaglio umano e culturale del mondo antico che aveva condensato la sua saggezza nell’invito epicureo del godi il presente (carpe diem), cercando il senso della vita e della felicità umana nella breve luce dell’attimo che fugge, senza preoccuparsi dell’incertezza del domani. «Vivi ogni giorno come fosse l’ultimo della tua vita» (omne crede diem tibi diluxisse supremum), raccomandava Orazio. E Seneca ribadiva: «Vivi l’oggi», aggiungendo «cesserai di temere, se cesserai di sperare». Tutta la sapienza antica era d’accordo nel bandire dall’orizzonte dell’uomo la speranza. Ancora Seneca: «Il saggio non spera e non desidera nulla e non si lascia andare alle cose incerte», ripreso qualche secolo dopo da Severino Boezio: «Non sperare e non temere nulla».