Marina Cvetaeva, Serena Vitale (a cura di) - Sonečka (2019)

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data: – 01.04.2019, 23:50
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Commenti: 4
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Formato: EPUB

Marina Cvetaeva conobbe l'attrice Sof'ja (Sonečka) Gollidej – il suo «più grande amore femminile» – alle soglie del 1919, il «più nero, pestilenziale, mortifero» degli anni postrivoluzionari, quando in una Mosca misera e affamata «si affratellò a una banda di commedianti»: gli attori allievi del Secondo Studio presso il Teatro d'Arte. Ventidue anni – ma con l'aspetto di una ragazza-bambina –, elfo, Mignon, Infanta, Sonečka, che aveva allora grande successo nelle «Notti bianche» di Dostoevskij, era capricciosa, sentimentale, indisciplinata, instancabile raccontatrice di sciocchezze, sogni, deliziose storielle, con un debole per le «paroline da collegiale», i diminutivi, le romanze strappalacrime da cui sembrava lei stessa uscita – l'opposto dell'indole «virile, retta, di acciaio» di Marina. Fra le due donne nacque una «amicizia frenetica, reciproca deificazione di anime», destinata a concludersi quando, dopo neppure un anno, Sonečka abbandonò Mosca per seguire il suo «destino di donna».
Scritto nel 1937, quando ormai tutto annunciava la catastrofe finale (la Cvetaeva era stata definitivamente proscritta dalla colonia «émigrée» parigina e il marito, smascherato come agente sovietico, sarebbe fuggito di lì a poco nella Russia comunista, dove aveva già fatto ritorno la figlia Alja, dalla quale era arrivata la notizia della morte di Sonečka), all'ombra della perdita e del dolore, il racconto-epitaffio è smagliante, luminoso, sembra irradiare vitalità e tepore.
 


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  1. | Pubblicato 2 Aprile 2019 14:13

    Elle était pâle – et pourtant rose,
    Petite – avec de grands cheveux...


    Sonečka

  2. | Pubblicato 2 Aprile 2019 14:30

    Per questo e gli altri oggi devo per forza ringraziarti, mi sembra Natale!

    < L’amore è sutura.
    Sutura, non benda, sutura – non scudo
    (Oh, non chiedere difesa!)
    Sutura, con cui il vento è cucito alla terra,
    come io a te sono cucita.>

    ----


    < Il tuo nome – ah, non si può! –
    Il tuo nome è un bacio sugli occhi,
    sul tenero freddo delle palpebre immobili.
    Il tuo nome è un bacio dato alla neve.
    Un sorso di fonte, gelato, turchino.
    Con il tuo nome il sonno è profondo>

  3. | Pubblicato 2 Aprile 2019 15:04

    grazie

  4. | Pubblicato 24 Maggio 2019 15:49

    grazie

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