
Ancora la storiografia forse non è riuscita a chiarire alcuni fra i problemi fondamentali del fascismo delle origini, anzitutto quello riguardante l'inizio della dittatura, se subito dopo il 28 ottobre '22 oppure dopo il discorso del 3 gennaio *25 (con cui Mussolini pose termine alla secessione dell'Aventino). Questo libro non pretende certo di dare un giudizio definitivo su tale problema, ma, partendo da un articolo di Gramsci del 1° settembre '24, in cui scriveva che il fascismo moriva perché non era riuscito ad arrestare, anzi aveva accelerato, la crisi delle classi medie, cerca di ricostruire in che cosa consistette una simile crisi, che sarebbe stata provocata da un intenso processo inflazionistico che allontanò la piccola e media borghesia dal regime (giunto, nel '26, vicino al baratro da cui si salvò con la quota 90). La minaccia di essere abbandonato da quello strato sociale, che lo aveva appoggiato dal '19 al '22, spinse Mussolini a seguire una politica trasformistica nel tentativo di attrarre a sé la vecchia classe dirigente liberale; ma questo provocò nel suo partito lotte intestine fra gli estremisti alla Farinacci e i moderati alla Bottai, con la formazione di correnti di dissidenti. Il lavoro si è proposto di definire i motivi reali della nascita di tali correnti (dove, come e perché), e di ricercare anche fino a che punto i partiti di opposizione (il comunista, il socialista e il popolare) avvertirono questa crisi dei ceti medi e se intravidero o no la possibilità di inserirsi attivamente nel gioco politico che si apriva.
Gli utenti del Visitatori non sono autorizzati a commentare questa pubblicazione.