
Il dibattito sul fascismo si è arricchito di recente di significativi contributi. Monografie e saggi sull'uno o sull’altro aspetto del fenomeno, così come si è storicamente configurato in Italia, si sono infittiti. Dall'analisi prevalentemente ideologica e concentrata sulla questione delle origini si è passati a un progressivo allargamento ad altri tagli, a temi riguardanti soprattutto il fascismo come regime. Vi hanno contribuito fattori di vario genere: alcuni, per così dire, “tecnici" (apertura di archivi, sviluppo della saggistica storica in campo editoriale, ecc.) ma altri, e sono i piti, politici. E tra essi sono da indicare la crisi politica ed economica che vive il nostro paese da alcuni anni, le cui radici hanno senza dubbio un nesso con le vicende e i problemi irrisolti del ventennio, e il grande interesse che le nuove generazioni hanno mostrato per il problema.
Fino all’estate del 1975, tuttavia, il dibattito non era giunto a livello delle comunicazioni di massa: dei giornali e della televisione. Ve lo ha portato la pubblicazione presso l’editore Laterza dell'Intervista sul fascismo di Renzo De Felice a cura di M. Ledeen.
Alle tesi sostenute dal biografo di Mussolini — tesi che riprendevano, esplicitandole e a volte estremizzandole, affermazioni già fatte nei quattro volumi finora usciti del Mussolini — hanno replicato su giornali e riviste studiosi di vario orientamento. Ma non è stato possibile in quella sede riprendere su basi scientifiche il dibattito sui numerosi problemi sollevati. Con il risultato di offrire a lettori non sufficientemente informati delle implicazioni, insieme politiche e scientifiche, del dibattito, l’impressione falsa di una discussione fatta di contrasti accademici o personali.
Gli utenti del Visitatori non sono autorizzati a commentare questa pubblicazione.