Pietro Grifone - Il capitale finanziario in Italia (1971)

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data: – 27.05.2019, 11:45
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Questo libro di Grifone fu scritto nel 1940, come dispense per i confinati politici di Ventotene. Trent’anni sono molti per un’opera di storia contemporanea, necessariamente condizionata dalla congiuntura politica. Ma il libro di Grifone non è invecchiato. Lo rende attuale l’intreccio che gli è proprio fra impegno storiografico e azione politica, il fatto che il libro è politicamente onesto·. proprio in quanto sono oggettivate, la ricerca e l’analisi socio-economica servono ad alimentare l’impegno soggettivo della lotta politica. Pregio evidente del volume è lo stile asciutto, tutto cose e fatti, come note affrettate in punta di matita su una materia che si accavalla senza soste, quasi come la scaletta di una lezione. L’autore scriveva al confino ed era sottoposto a sorveglianza: di qui una cautela che si è risolta nella completa assenza di ridondanze antifasciste e di retorica etico-politica, fatto molto apprezzabile e già apprezzato nella breve presentazione dell’edizione del 1945 nonostante l’assenza di giudizi accesi o passionali « quali ci si sarebbero potuti attendere da un antifascista militante». Un altro aspetto positivo del volume, e che si riflette nello stile, è che l’autore non si mostra per nulla timorato nei confronti del mondo finanziario che forma oggetto dell’analisi e delle sue complessità tecniche: Grifone aveva lavorato come funzionario all’ufficio studi dell’Assònime, cioè proprio dentro il cervello della confindustria nel periodo fascista: conosceva dunque molto bene i risvolti dei problemi e dominava senza esitazioni tutti gli aspetti tecnici della materia.
Come esempio di stile si vedano le prime dieci pagine sulle origini, o meglio sulle « tare » di origine, del capitale finanziario italiano, breve scorcio di storia economica dei primi cinquant’anni di unità. In poche rapide frasi l’autore riesce a dare il senso del passaggio di mano dalla Destra storica alla Sinistra nel 1876, una volta esaurita o in via di esaurimento la forte spinta impulsiva delle opere ferroviarie, come passaggio da una politica di tutela finanziaria a una politica di stimoli più diretti. Contro le persistenti schematizzazioni che vedono nel fascismo, e solo in esso, la realizzazione organica dell’intervento statale nell’economia, vale il racconto di Grifone dal quale lo Stato emerge, fin dall’unità, come soggetto permanente dello sviluppo economico, come organizzatore permanente dell’accumulazione capitalistica: nonostante la sua dipendenza dal capitale estero, e forse anzi proprio per questo, il capitalismo italiano ha avuto sempre rapporti molto stretti con lo Stato, pur con forme mutevoli nel tempo e a seconda dei settori.....



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  1. | Pubblicato 27 Maggio 2019 16:42

    grazie

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