
Dopo la presa del potere da parte dì Hitler, agli inizi del 1933, e dopo il tentativo di putsch fascista del 6 febbraio 1934 a Parigi, mi lasciai persuadere da alcuni amici, tra cui Simone Weil, a contribuire alla lotta contro il fascismo usando lo strumento delle cosiddette ricerche «erudite».
Esporre le vere ragioni della vittoria fascista, smascherare, senza mezzi termini, i cedimenti dei partiti operai vinti (che altri si'ostinavano invece a voler camuffare), convincere il lettore che non si poteva combattere il fascismo aggrappandosi al fradicio relitto della democrazia borghese e che era dunque necessario scegliere tra fascismo e socialismo...: ecco quel che mi proponevo di fare.
Ma, per riuscire a condurre in porto una simile impresa, era innanzitutto necessario diagnosticare la vera natura del fascismo. Ai miei occhi, il fascismo era una malattia. Per descrivere un male nuovo e ancora poco conosciuto, un medico non dispone d'altra risorsa se non quella di compararne minuziosamente i sintomi osservati su pazienti diversi In questo senso cominciai a lavorare. Imiei pazienti furono, ovviamente, l'Italia e la Germania e, al di là dei dissimili aspetti particolari di questi due paesi, tentai di ritenerne i soli tratti comuni del comune fenomeno fascista.....
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