
L’attenzione degli storici, ma anche dei mass media, per l’esperienza fascista italiana, come per quella internazionale, non accenna a diminuire. A quasi mezzo secolo dalla caduta della dittatura mussoliniana, il 25 luglio 1943, grazie alla sconfitta militare ma anche a un complotto che vide, gli uni accanto agli altri, sia pure con ruoli diversi, la monarchia, gerarchi scontenti, esponenti della grande industria e dell’esercito e il Vaticano, si allineano sui nostri scaffali centinaia di studi e di ricerche, certo di valore diseguale, rivolti ad analizzare personaggi, avvenimenti e problemi di quel ventennio che suscita ancora aspre polemiche.
Ma in tutta questa abbondanza - che negli ultimi anni ha visto soprattutto il proliferare delle ricerche locali e regionali, oltre che di quelle biografiche, a volte con spunti di rivalutazione postuma dell’uno o dell’altro personaggio del regime - il corporativismo rischia senza dubbio di restar negletto e accantonato, come ha osservato di recente proprio uno degli storici che più a lungo si è occupato di quel problema, sottolineando che «sono ancora le sintesi coeve le più affidabili». Conclusione a cui è dovuto giungere anche chi scrive dopo aver preso in considerazione un numero relativamente alto di rassegne e di articoli apparsi nel secondo dopoguerra su riviste italiane e straniere.
Eppure, se si guarda con attenzione al dibattito storiografico non tanto italiano quanto a quello internazionale sul periodo tra le due guerre (e qui vale la pena ricordare al lettore l’opera, per certi aspetti discutibile, ma in ogni caso importante di Charles S. Maier sulla «stabilizzazione borghese» edita anche in Italia) ci si rende conto assai bene della centralità che hanno i temi della «collaborazione di classe» e della «rappresentanza degli interessi» per l' analisi di quegli anni e come una prospettiva europea e occidentale consenta di guardare con occhi assai diversi di quanto spesso si è fatto all’esperimento mussoliniano, alle sue caratteristiche ideologiche, al ruolo che esso ebbe per la dittatura fascista.
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