
Recensendo nel 1968 il classico volume di Nicola Tranfaglia su Carlo Rosselli, Alberto Aquarone notava che il capitolo più originale e nuovo del libro era quello dedicato al pensiero economico del fondatore di Giustizia e Libertà, un tema che era rimasto nell'ombra nei peraltro non numerosi precedenti studi. Da allora vari altri studiosi hanno sottolineato l'importanza degli aspetti economici per una valutazione complessiva dell'opera rosselliana, anche se le circostanze politiche, ovvero la necessità della lotta concreta contro il fascismo, oltre ad un gusto congenito e preminente per l'azione, lo distolsero ben presto dalla ricerca scientifica. Egli non smise mai, infatti, nell'affrontare e commentare le vicende politiche italiane e internazionali, di tener conto, in maniera significativa, se non preponderante, delle loro motivazioni o delle loro conseguenze economiche, nel breve o nel lungo periodo.
Tra il 1930 e il 1937 egli scrisse parecchi articoli di carattere economico, o comunque contenenti ampi riferimenti all'aspetto economico degli argomenti trattati, articoli solo in minima parte riprodotti finora nelle varie raccolte dei suoi scritti apparse nell'ultimo trentennio. Si tratta di interventi non tanto di carattere teorico, come quelli del periodo 1923 -1926, ma, prevalentemente, di polemica politica nei confronti di un regime che andava progressivamente consolidando il proprio potere. È sembrato pertanto utile riproporli all'attenzione degli studiosi, al fine anche di favorire un'analisi più circostanziata del complesso dei suoi scritti economici ed una più precisa loro valutazione nel quadro, del processo di formazione culturale e politica in cui essi si integrano.
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