Piero Melograni - Gli industriali e Mussolini (1980)

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data: – 27.05.2019, 12:00
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Secondo le teorie marxiste le classi protagoniste nella storia contemporanea sono due: quella dei capitalisti e quella dei proletari. I documenti raccolti in questo libro smentiscono tali teorie. Nel 1922 né i capitalisti né i proletari imposero agli italiani il governo di Mussolini. La prima edizione di questo libro è del 1972, ma già nel 1965 il materiale dei primi quattro capitoli era stato pubblicato nella rivista Il Nuovo Osservatore. Da molti anni, dunque, tutti gli studiosi hanno avuto agio di controllare la veridicità di questa tesi e dei documenti che la suffragano.
Mussolini trionfò per ragioni politiche, sociali e psicologiche molto complesse e strettamente intrecciate fra loro. Ma se si vuole ricorrere a una spiegazione classista, si deve dire che il trionfo di Mussolini fu determinato proprio da quelle classi che i marxisti si ostinano a non considerare protagoniste della storia: le classi medie.
Fin dai tempi dello squadrismo e della «Marcia su Roma», numerosi osservatori capirono fino a qual punto le classi medie fossero determinanti per il successo mussoliniano. Lo storico Luigi Salvatorelli, in un libro del 1923 (Nazionalfascismo), affermò recisamente che la piccola borghesia non soltanto era numericamente preponderante nel fascismo, ma costituiva di esso l’elemento «caratteristico e direttivo». Salvatorelli negò al movimento mussoliniano il carattere di «controrivoluzione capitalistica». A suo giudizio, infatti, «l’iniziativa rivoluzionaria, in tutta 2 l’azione del fascismo, dal suo sorgere alla sua andata al potere ed oltre, non era mai partita dai capitalisti».
Il giornalista Mario Missiroli, in un saggio del 1921 (Il Fascismo e la crisi italiana), spiegò come le radici del movimento mussoliniano stessero in quei ceti medi che, già prima della grande guerra, avevano assunto enorme rilievo nella lotta politica italiana e che, con la guerra, si erano ulteriormente accresciuti e trasformati. Del resto le classi medie erano presenti e determinanti in tutti i movimenti politici: non solo tra i fascisti, ma anche tra i liberali, i cattolici e gli stessi socialisti. La lotta politica, secondo Missiroli, era una lotta «fra ceti borghesi» e non una lotta fra proletariato e borghesia, come i marxisti sostenevano.



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  1. | Pubblicato 27 Maggio 2019 16:39

    grazie

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