Lorenzo Pavolini è uno scrittore alle prese con teatro, riviste, radio e crede di possedere una visione politica consolidata. Vive a Roma nel quartiere Esquilino, dove si mescolano due idee molto diverse dell’Italia contemporanea: quella multietnica, del mercato di piazza Vittorio e dei negozi cinesi, e quella nazionalista rappresentata da un centro sociale di estrema destra. In quel pezzo d’Italia c’è un altro dissidio, quello che Lorenzo coltiva dentro di sé fin dall'adolescenza, un dissidio che affonda le radici nel suo cognome, lo stesso del nonno Alessandro, raffinato intellettuale ma soprattutto fascista implacabile, fondatore delle Brigate nere e anima della Repubblica di Salò. Lorenzo scopre chi era suo nonno a scuola, quando su una pagina del libro di storia vede una foto, quell'immagine di piazzale Loreto in cui Benito Mussolini, Claretta Petacci e gli altri gerarchi sono appesi a testa in giù. Tra loro c’è un uomo a torso nudo che pende sotto una pensilina su cui è scritto in stampatello: PAVOLINI. Tanti anni dopo, l’autore prova a capire chi sia stato veramente suo nonno, cosa lo abbia spinto a cavalcare con tanta ostinazione la sua tigre, ricostruendo così una storia fatta di reticenze, conflitti e timori riguardo al rapporto tra lui, la sua famiglia e l’eredità di quel cognome.
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