Alexandre Koyré - Dal mondo chiuso all'universo infinito (1988)
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“Dal mondo chiuso all’universo infinito” è una delle opere di maggior successo di Alexandre Koyré. Il motivo di un’accoglienza particolarmente calorosa di quest’opera sin dai primi anni dalla composizione è da ricercare nella capacità, da parte dell’autore, di riassumere la storia della filosofia dal Rinascimento alla contemporaneità. Nei diversi capitoli, infatti, Koyré passa in rassegna pensatori del calibro di Cusano, Newton e Cartesio, senza dimenticare di aggiungere una critica personale che, laddove non esplicitata, non può non emergere tra le righe. Il problema da cui parte il filosofo russo è il seguente: l’infinito come concetto filosofico può essere attuato nell’infinità del cosmo o è destinato a rimanere un concetto astratto? Rispondere ad un simile interrogativo non era semplice ma, per cercare di trovare una risposta al suo quesito, Alexandre Koyré risale al problema dell’infinità dello spazio e si concentra su quella dimensione che sarebbe poi stata immaginata da Newton come spazio assoluto, dotato di attributi divini. Uno dei problemi che si presentano immediatamente all’occhio di Koyré riguarda l’azione causale di Dio sull’Universo. In altre parole, il filosofo si chiede se sia stata effettivamente necessaria la presenza di Dio al momento della Creazione e se, invece, questa idea di Dio non sia stata una pura necessità da parte degli uomini per trovare un punto di origine delle cose. L’origine dell’Universo viene mostrata da Alexandre Koyré come inseparabile dal principio di inerzia, il quale necessita di un moto rettilineo che sia infinito e, pertanto, aperto. All’opposto, si dovrebbe parlare di un moto circolare, chiuso e di stampo aristotelico, ormai decisamente sorpassato in quanto incapace di rispondere alle idee dell’uomo moderno.