Questo libro è la storia, dichiaratamente autobiografica, di una stagione con l'amico Bubù, un marsigliese ai limiti della mala, compagno di sbronze e di nottate. Con lui decidono di trasferirsi da Milano alla Roma della Dolce vita in cerca di una diversa fortuna. Ma al di sotto fermenta come un addio muto alla gioventù; e un dichiarato distanziarsi dalla Capitale dei nuovi tempi volgari del tardo boom. Ed è in queste sensazioni, non dette ma che si librano come odori dalla scrittura di Fusco, che abita la sua quieta grandezza.
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