L’8 gennaio del 2011, a Tucson, in Arizona, un ventiduenne di nome Jared Lee Loughner spara da corta distanza a Gabrielle Gifford, deputata del Congresso degli Stati Uniti d’America, ferendola gravemente alla nuca e uccidendo altre sei persone. La Gifford è miracolosamente sopravvissuta, ma se l’opinione pubblica, dinanzi all’orrore della violenza, ha condannato per l’ennesima volta la follia di un simile gesto, il libro di Manfred Schneider – prendendo le mosse dal presupposto che l’attentato come modalità di azione politica, a partire dalla tragedia dell’11 settembre, ha ormai assunto un’evidenza non più trascurabile – ci dimostra come la mente di un assassino non è obnubilata della pazzia ma è in realtà governata da una lucida forma di iper-razionalità. Ogni assassino è un fine osservatore, un acuto interprete di eventi e segnali, e agisce sotto l’impulso di un sincero ethos morale. Per lui nulla succede per caso...