
Borges e io partecipammo, la notte di Natale del 1975, a una cena natalizia a Buenos Aires, in un’atmosfera di tensione nazionale. Borges era molto serio. Si mangiò, si bevve e si parlò, ma la sotterranea tristezza generale pervadeva il nostro animo. Poiché gli autobus e i taxi erano in sciopero, c’incamminammo a piedi. Borges, in quanto gentiluomo, insistette per accompagnare prima a casa la sua compagna Maria Kodama, benché abitasse all’altro estremo della città. Ma non era un problema per il settantacinquenne poeta cieco, perché lui amava camminare, specie di notte, e questo gli forniva un pretesto per conversare. In quella ventosa e insonne mezza-luce, attraversammo lentamente la città. Man mano che le ore passavano, Borges sembrava farsi più attento a ogni stranezza delle strade, agli edifici che i suoi occhi ciechi in qualche modo riconoscevano, ai rari passanti. Improvvisamente comparve un autobus. Maria vi saltò su, e noi ci dirigemmo verso la casa di Borges.....
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