
Massimo Boccuzzi – Ti dispiace se non fumo? (2018)
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Se c'è una cosa in cui il marketing del tabacco è insuperabile è l'aver inculcato in generazioni e generazioni di fumatori l'idea che smettere di fumare è difficile, difficilissimo, quasi impossibile. E se anche non bastassero i fumatori, è incredibile come questo stesso meccanismo abbia fatto presa anche sui non fumatori. I quali, pur non essendo apparentemente investiti dal problema, metterebbero comunque la mano sul fuoco nell'affermare l'astuto luogo comune di questa presunta enorme difficoltà.
Eppure basterebbe chiedere ai milioni di persone che hanno smesso e che dimostrano un po' di onestà intellettuale, per sentirsi ripetere frasi del tipo: un giorno improvvisamente non ho più fumato, ho smesso dall'oggi al domani, ho smesso con le sigarette in tasca, ho buttato via le sigarette e non ho più fumato, mai più avuto voglia di fumare e via di questo passo, fino al fatidico: “non credevo di farcela, ma è stato più facile di quel che mi aspettavo”.
Una semplice statistica tra quanti nelle nostre cerchie di conoscenze hanno smesso di fumare con successo, ci dimostrerà facilmente che non ci sono mai superuomini o wonder woman, ma una quantità di persone del tutto eterogenee e normali, i cui profili psicologici sono i più vari, con altrettanto trasversali livelli sociali, di istruzione e consapevolezza personale, e gradi di intelligenza che toccano in egual misura il genio come la stupidità.
Il problema di liberarsi per sempre dal fumo, se proprio ne vogliamo trovare uno, è che è troppo semplice per il nostro bisogno di complessità.
E allora una domanda: ciò che spinge a riempire i portacenere di maleodoranti mozziconi è davvero la nostra realtà?
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