“Sovranità” è il concetto, al tempo stesso giuridico e politico, attorno al quale si addensano tutti i problemi e le aporie della teoria giuspositivistica del diritto e dello Stato. Per quanto appaia già nel medioevo in autori come Beaumanoir e Marino da Caramanico, è indubbio che la nozione di sovranità quale suprema potestas superiorem non recognoscens risale alla nascita dei grandi Stati nazionali europei e al correlativo incrinarsi, alle soglie dell’età moderna, dell idea di un ordinamento giuridico universale che la cultura medioevale aveva ereditato da quella romana.1 Parlare della sovranità e delle sue vicende storiche e teoriche vuol quindi dire parlare delle vicende di quella particolare formazione politico-giuridica che è lo Stato nazionale moderno, nata in Europa poco più di quattro secoli fa, esportata in questo secolo in tutto il pianeta e oggi al tramonto. Le ipotesi di lavoro che qui intendo sviluppare sono tre, e riguardano altrettante aporie della dottrina della sovranità, legate ai molteplici ed eterogenei materiali - giusnaturalistici, giuspositivistici, contrattualistici, idealistici e spiritualistici - che nel corso di quattro secoli l’hanno alimentata.