La storia della Campania preromana abbraccia sei secoli: comincia all'inizio del IX secolo a.C., quando i primi marinai greci riconoscono nel Golfo di Napoli la mitica Hesperia, scoprendola abitata da esseri simili ai satiri e alle scimmie, e si conclude alla fine del IV secolo a.C., quando si afferma il dominio di Roma. In questo ampio arco cronologico la Campania appare una terra di frontiera ove convivono indigeni, greci ed etruschi, società urbanizzate e comunità a un inferiore livello di sviluppo: è un mondo complesso in cui tuttavia le diverse componenti etniche e culturali, dai molteplici registri linguistici, si integrano dando luogo a un tessuto unitario che diviene espressione delle élites dominanti, dagli interessi comuni a prescindere dalla loro origine. Questo secolare processo di integrazione sociale ed economica favorisce l'acquisizione di un'identità politica del mondo indigeno che si manifesta nel segno dell'autocoscienza etnica. Nella seconda metà del V secolo a.C. si forma la lega del popolo campano, che conquista le città di Capua e di Cuma, scacciandone gli etruschi e i greci: un avvenimento che per gli storici antichi segna una traumatica vittoria dei barbari ma che appare piuttosto la conclusione di un lungo processo insediativo risalente molto addietro nel tempo. La fine del sistema campano interviene soltanto con la romanizzazione, una svolta comune a tanti popoli dell'Italia antica.