Gian Dàuli - Cabala bianca (1944)
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La cabala bianca è, nella sua disconoscenza della realtà, romanzo assai pirandelliano e rocambolesco (zavattiniano nella sua vis comica), dove il protagonista vive una sorta di dissociazione mentale confondendo in continuazione la vita vissuta con quella sognata (arrivando persino a dire: sicché giunsi alla conclusione che la vita sognata stancava quanto quella vissuta) e dove non è possibile appigliarsi a nulla perché nel momento in cui ci si crede nel ‘vero’ si ha immediatamente la percezione del ‘falso’, di ciò che è impossibile vivere.
Il protagonista, nella sua Odissea, sembra in continuazione aprire porte: che sembrerebbero della percezione, quando teatralmente ridotte farebbero pensare ai coup de téâtre delle rappresentazioni alla Feydeau. Invece sono solo segmenti di un incubo senza fine, dove si moltiplicano i personaggi a seconda del momento ‘immaginato’ e dove la lezione freudiana dell’interpretazione dei sogni è con evidenza percepita, soprattutto nella straordinaria varianza delle visioni.
In piena tragedia bellica (ricordiamo che il romanzo uscì nel 1944, un anno prima della scomparsa dell’autore per un improvviso arresto cardiaco), Dàuli preferisce ‘giocare’ con una moltitudine di attori che entrano ed escono dalla scena apparentemente sconnessi: Clementina (la moglie del protagonista), Piero (il suo migliore amico), Clelia (la ragazza tuttofare), Monica (la cognata), Teresa (la nipote prediletta) Gabriella (l’amante misteriosa. Davvero esistente?) Bernabò (il figlio tanto desiderato. Davvero esistente?) e decine e decine di comparse, sembrano sostenere un ruolo cinematografico da film ad alto contenuto comico. Il protagonista pare un Ridolini impazzito che nella sua peripatetica incertezza volteggia tra un ambiente e l’altro, tra uno studio di posa e l’altro, affiancato da ‘spalle’ formidabili che ricordano l’incedere chapliniano.
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Questo contenuto appartiene alla categori Vecchia Libreria ed è stato aggiunto il 15-01-2016, 19:53. L’Impero Dei Sogni.
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