Agostino cominciò a scrivere le «Confessioni>> nel 397, quando già da vari anni era vescovo di Ippona e
ardentemente si batteva, con scritti e pubbliche discussioni, per ritrovare la via e la verità cristiana in
mezzo alle molteplici eresie che travagliavano allora la Chiesa. Quest'opera, composta in uno dei momenti più
intensi della sua vita, è tutta volta a «confessare», appunto, la gloria di Dio, la_ sua grazia che redime il
peccatore, di cui l'autobiografia agostiniana è la viva testimonianza. Ogni epoca, ogni generazione ha attinto,
secondo la propria sensibilità e le proprie esigenze, da questo libro universale e ricchissimo: se il medioevo lo
considerò un libro di meditazione religiosa e il secolo scorso un'opera soprattutto storica e autobiografica, oggi
noi lo sentiamo piuttosto come un'analisi psicologica spesso sconvolgente per acutezza e modernità,
specialmente per quanto riguarda le esperienze del bambino e dell'adolescente.