Fra le ragioni che attraggono verso un libro, talora ignote perfino al lettore, ha spesso un ruolo decisivo l’equivoco. Accade allora che l’inganno vive della lettura e la lettura avvince nell’inganno, sicché vien quasi da dire che, nel caso di alcuni libri, il racconto e la sua lettura – equivoca, equivocabile, equivocante – si intrecciano a creare una nuova trama, a beneficio del lettore e del suo inganno.
È questo anche il caso delle Confessioni di Wanda von Sacher-Masoch, ristampato da Adelphi dopo molti anni dalla prima pubblicazione, forse in risposta alla fortuna che, soprattutto in Francia, ha di recente conosciuto l’opera di Leopold von Sacher-Masoch.A lungo coartato, insieme con i suoi romanzi, nel cliché della psicopatia sessuale da quando Richard von Krafft-Ebing ne fece l’esempio della perversione sadomasochista, Sacher-Masoch viene ora riscoperto come scrittore del proprio tempo che seppe trasfondere nei suoi romanzi tematiche urgenti della cultura contemporanea, dal nichilismo alla questione ebraica.Sicché anche le sue eroine sempre armate di frusta appaiono ora, in una lettura moderna, più come epifania del patto di violenza all’origine del rapporto fra uomo e donna che come mere proiezioni di turpi fantasie dell’autore austriaco.