
Jean-Luc Nancy - La partizione delle voci (1993)
Verso una comunità senza fondamenti
Formato PDF pages 107 | 2.4 MB
a cura di Alberto Folin
Questo breve saggio di Jean-Luc Nancy risale al 1982: quattro anni prima che uscisse La communauté desoeuvrée (La comunità inoperosa), opera tradotta in moltissime lingue, e alla quale rispose Maurice Blanchot con La communauté inavouable. La tesi che vi veniva sostenuta, destinata a rivelare Nancy come uno dei più originali pensatori della generazione successiva a Derrida, Foucault, Lacan, Deleuze, trova le sue radici nel testo che qui si presenta, nato per circostanze fortuite. L'ermeneutica, per Nancy, non è immediatamente "interpretazione" di un dato: essa è il darsi stesso dell'essere. L'essere non si dà, non si dona, non si annuncia che nell'hermeneia, nell'interpretazione-esplicitazione. Ma poiché ogni interpretazione è singolare, il senso si annuncia non nei significati, ma nelle singole voci degli uomini, nel loro partage, nella loro distribuzione, partizione. A questo approdo Nancy perviene attraverso un percorso che, partendo dal testo heideggeriano che ha dato vita alle moderne tendenze dell'ermeneutica (Da un colloquio nell'ascolto del linguaggio), risale a ciò che in esso viene sceneggiato: allo Ione di Platone, dove, a sua volta, viene messo in scena il rapporto tra la voce del rapsodo, quella del poeta, e quella di Platone. Ma qui, in questo gioco di "scatole cinesi", siamo noi stessi ad essere messi in gioco «in quanto interpreti di quel dialogo che ci ripartisce sulla nostra scena "umana", e che ci assegna così il nostro essere o la nostra "destinazione"».
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