C’è un programma di Rai Tre, «Ultimo minuto», che forse non ha avuto il successo che meritava.
Chissà, probabilmente per colpa di una collocazione oraria (il sabato sera alle 20,30) che lo contrapponeva ai varietà colossal di Rai Uno e di Canale 5. Eppure quel programma, condotto da Simonetta Martone e Maurizio Mannoni, aveva già il suo fascino nemmeno tanto discreto e nascosto: la ricostruzione di un ultimo terribile minuto che poteva significare la morte e al contrario ha significato la vita.
I servizi filmati che, come detto, ricostruiscono quell’ultimo fatale minuto, sono talmente veri che il telespettatore rimane incollato alle immagini per godersi poi appieno il lieto fine.
Ricordo, in una delle prime puntate, l’avventura di una bambina di tre o quattro anni che è rimasta per alcuni minuti aggrappata al davanzale della finestra di un terzo piano e da lì è caduta, rimanendo illesa, sulle robuste braccia di sei fabbri corsi a soccorrerla. E così, di seguito, decine di altre storie.