
Gerardus van der Leeuw - L'uomo primitivo e la religione (1961)
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Sul filone delle idee di Levy-Bruhl, cui l'opera è dedicata ma le cui tesi vengono discusse e modificate, van der Leeuw riprende II problema e definisce magistralmente la primitività, ritrovandola anche nei moderni. Egli parte da una definizione sperimentale della mentalità primitiva, secondo cui questa si distingue dalla mentalità moderna "per il fatto che vi è una distanza molto minore fra soggetto e oggetto", e attraverso tutti gli atteggiamenti dell'uomo primitivo giunge a una valutazione d'insieme del problema della religione per lo stesso uomo moderno. Con rigore di metodo e dottrina filosofica, egli instaura il processo al razionalismo moderno, lo riconosce necesserio ma Insufficiente (com'era necessario ma insufficiente il misticismo primitivo) e conclude all'inevitabilità antropologica e filosofica della religione, "fusione del mito e della storia". Mentre la coscienza umana tende ad approfondire il fosso scavato tra il soggetto che conosce e la sua materia, la religione gll garantisce un rapporto essenziale, forse un'unità ultima tra soggetto e oggetto. Nella sua ricerca van der Leeuw tiene conto delle grandi interpretazioni moderne della primitività; egli esamina cosi, tra le altre, le posizioni di Cassirer e Kristensen, di Freud e delle scuola psicoanalitica, di Malinowski e di Piaget.
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