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Il romanzo è strutturato come un ininterrotto monologo del narratore, Alexander Portnoy, americano ed ebreo, al suo psicanalista, il dottor Spielvogel, prima che quest'ultimo inizi la terapia prevista. Diviso in sette capitoli dai titoli esilaranti ("Seghe" e "Figomania" si intitolano nella traduzione italiana rispettivamente il secondo e il quarto), ha come filo conduttore l'alternanza dei piani temporali prodotta dalla rievocazione memoriale del protagonista-narratore: nevrotico, erotomane, morbosamente attaccato alla madre e alle tradizioni ebraiche, spesso peraltro dileggiate e contestate nei loro assurdi divieti, uomo di successo (secondo coordinate americane: è Responsabile di un dipartimento dell'amministrazione di New York contro la Discriminazione), eppure incapace di trovare un centro stabile e disperatamente alla ricerca di una moglie, una famiglia, dei figli. Da Newark a New York, dalla Grecia fino in Israele, Alex Portnoy si porta dietro le sue manie, i suoi tic, le sue idiosincrasie e le sue morbosità sessuali, alla disperata ricerca di una banale, ordinaria, normalità.