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La vicenda di Celestino V, al secolo Pietro Angelerio, l'eremita di Morrone, nominato Pontefice per necessità (il trono di Pietro risultava vacante da lungo tempo a seguito di insanabili contrasti fra due fazioni di elettori), è il dramma di un uomo autenticamente cristiano, che abbandona la semplicità delle montagne abruzzesi, dove il silenzio è raccoglimento e misticismo, per approdare alla curia di Roma, luogo di ben altri silenzi, di intrighi, di lotte intestine, di ricerca continua del potere in quanto tale. E' inevitabile il contrasto fra la semplicità del fraticello, ispirato solo ai principi cristiani, e quello che sarà il suo successore, Bonifazio VIII, un tipico despota, che impersona pienamente la teocrazia medievale. "L'avventura di un povero cristiano" è l'ultima opera letteraria di Ignazio Silone; il testo, scritto in forma teatrale, riprende e conclude idealmente il percorso narrativo di Silone: in esso si ritrova il tema fondamentale del rapporto fra l’individuo e la Chiesa: la figura di Papa Celestino V, che rifiuta un modello di vita giudicato empio anche se comunemente accettato al suo tempo, è un mezzo tramite cui l’autore vuole segnalarci una filosofia di vita da seguire. In questo senso il romanzo va interpretato entro il contesto più ampio dell’attività politica condotta da Silone.
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