Sino alla pubblicazione dei <Commentari> del De Bello Gallico, che si pone comunemente nella primavera del 51, la letteratura romana non può vantare nessuna opera di grande valore storico. La tradizione storiografica antica in Roma era alquanto scarsa, perché basata sugli Annali dei Pontefici o su nude elencazioni di fatti; quella più recente, dopo le guerre puniche e l'influsso della cultura greca sulla vita intellettuale romana, non era di grande
levatura, o perché limitata ad annotazioni particolari, a genealogie di famiglie illustri e a fatti isolati, o perché verteva intorno ai
racconti favolosi delle origini, così cari ai Romani, o perché seguiva in forme scialbe e rozze la moda greca del romanzo storico, o tratta va di historia e generali, spesso in lingua greca, per far conoscere anche al di là dell'Italia le imprese di Roma. Tuttavia alcuni <Commentari> di azioni proprie, come quelli di Quinto Lutazio Catulo e di Lucio Cornelio Sulla, a ricordo degli antichi, furono pregevoli.