Già a partire dall'età di Costantino, gli intellettuali cristiani avevano coscienza del fatto che l'essere in possesso di verità rivelate sull'origine
e i fini ultimi del mondo e dell'umanità imponeva loro il dovere di sostituirsi agli antichi filosofi pagani come educatori e guide morali del
popolo di Dio. La certezza che caratterizza il sapere dei discepoli di Cristo, fondato sulla fede in un Dio veridico, consentiva infatti di aggirare il male che minava alle radici la speculazione classica: la condanna all'impossibilità di proporre una dottrina unica della verità.
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