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A che serve l'immaginazione in un ospedale psichiatrico? Si può parlare di fuga dalla realtà in un'istituzione totale che pretende di controllare la mente degli internati, con i tranquillanti prima e con elettrodi inseriti nella scatola cranica poi? Il mondo possibile con cui si mette in contatto Connie, la protagonista di "Sul filo del tempo", è un'utopia aperta in cui i ruoli sessuali sono intercambiabili - tanto che nell'originale inglese, purtroppo intraducibile, sono scomparsi i pronomi maschili e femminili - in cui il sesso è comunicazione e piacere e la riproduzione è affidata a strutture comunitarie, ma tutti, indistintamente, possono avere il privilegio di allattare i figli al seno, in cui finalmente razza e cultura sono totalmente separate senza essere per questo annullate. Organizzato in villaggi in cui la cooperazione e il rispetto delle tradizioni danno luogo a una forma di democrazia diretta che consente la partecipazione attiva dell'individuo a tutte le scelte della comunità, questo futuro possibile ci parla anche di morte e battaglie, fatica e dolore, non eliminati ma compresi all'interno di un ciclo vitale che rispetta l'umanità senza meccanizzarla, che rispetta le risorse naturali senza sprecarle.
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