Rouletabille è un giovanotto smilzo dal volto liscio, eternamente diciottenne. I baffi rifiutano di crescergli, non diciamo la barba. È il tipo che evoca e ridesta tutti gli istinti materni e protettivi nelle donne più «fiere e selvagge», come la bellissima bulgara Ivana che, difatti, lo impalma. Ma il fragile ragazzo non ha poi questo gran bisogno di protezione. È freddo e astuto all'occorrenza, sornione e un po' querulo, ha un cervello capace di mettersi in moto vorticoso nei momenti più delicati. È perfino lesto di braccia e soprattutto di gambe. E infine è un famoso «reporter» – anzi il capo incontrastato di una équipe di reporters – oltreché investigatore alacre, uomo di buoni studi e mangiatore robusto, malgrado la modesta stazza.
Rouletabille fu anche il personaggio più acclamato della narrativa d'assalto francese del primo quarto di secolo, insieme ad Arsenio Lupin. In Francia. Da noi invece fu a suo tempo surclassato dall'eroe di Leblanc, magari perché il suo non è nome di facile pronuncia per labbra italiane. Questa almeno è l'ipotesi che salta immediatamente al cervello. Non è però ipotesi attendibile, e comunque non è seria. Più accettabile attaccarsi alla differenza di presa popolare tra un affascinante ladro gentiluomo e un inviato speciale magrolino, puntiglioso e un po' saccente. In sostanza, si può ben azzardare, il nostro giornalista era un eroe forse troppo moderno per i cultori italici di romanzi a dispense.
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