L'Isagoge (in greco Εἰσαγωγή) o "Introduzione" alle Categorie aristoteliche, scritto da Porfirio in greco e tradotto in seguito in latino da Boezio, fu il testo guida della Logica per almeno un millennio dopo la morte del suo autore.
Il testo venne scritto da Porfirio in Sicilia fra gli anni 268-270, ed inviato quindi nella città anatolica di Chrysaorium, secondo quanto riportato concordemente dagli storici antichi Ammonius, Elias, e David.
Il lavoro comprende un'introduzione al problema degli "universali filosofici", e un'opera di classificazione gerarchica (che si rivelò altamente influente) focalizzata sulle coordinazioni e subordinazioni dei "generi" e delle "specie", costruita muovendo dal "genere sommo" e scendendo fino alle "specie infime", secondo un processo dicotomico (per es., la "sostanza" si divide in "corporea" e "incorporea"; quella "corporea" si divide a sua volta in "animata" e "inanimata", quella "animata" si divide poi in "sensibile" e "insensibile", ecc.).
La traduzione latina di Boezio divenne un testo classico del pensiero medioevale, utilizzato in tutte le scuole ed università europee, e ponendosi come pietra miliare dello sviluppo degli studi filosofico-teologici della logica, e del problema degli "universali" in filosofia.
Molti autori, come lo stesso Boezio, Averroè, Pietro Abelardo e Duns Scoto, svilupparono delle riflessioni su questo libro. Guglielmo di Ockham lo incorporò nel suo Summa Logicae.
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