
Donatien-Alphonse-François de Sade - Diario inedito (1973)
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Prefazione e note di Georges Daumas | Edizione italiana a cura e traduzione di Luigi Baccolo Nella prefazione al Journal inédit, Georges Daumas avverte che le allusioni di cui il testo pullula sono di difficilissima interpretazione. Il lettore vedrà poi che anche i personaggi pullulano in queste pagine, figurette minime di fittavoli, di creditori, di debitori, di notai, di medici: ombre resterebbero, anche se fosse possibile identificarli e illustrarli uno per uno. Piccolo che sia, il mondo del «Journal» non appartiene meno alla «sadità» (l'espressione è di J.-F. Revel), vasto universo nel quale ogni individuo e ogni cosa sono estranei, gli uomini gli dèi la Storia la psicologia e la letteratura, tranne Sade che della «sadità» —come si dice cristianità — è il solo Dio e insieme il suo Profeta. L'egoismo dei marchese è assoluto e innocente perché di natura celeste. Le persone attorno a lui restano nomi, a meno che non rifrangano, con più o meno intensità, i raggi della sorgente di luce che arde notte e giorno nel focolare del «culto di se stesso», ossia nell'intelletto di Sade; in queste pagine, un barlume ne riceve il signor de Coulmier, perché come carceriere può essere utile, un pari barlume Madame Leclerc agevole ruffiana della figlia diciottenne, un raggio generoso ciascuna ricevono «Madame» e Madeleine, fonti rispettivamente di consolazioni coniugali e di godimenti lubrici. Il resto è silenzio di ombre.
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