Prevale oggi l’idea, nel nostro mondo scientifico e super tecnicizzato, che ogni credo religioso sia antiquato o del tutto inammissibile. Secondo l’opinione dominante, la scienza si basa su fatti dimostrati e conduce quindi ad una conoscenza reale; la religione si fonda invece solo su opinioni, su «credenze» personali, che possono essere vere per me o per voi, ma non possono ambire ad essere il «vero» puro e semplice. Ma questa è un’idea errata, da respingere, dice Polkinghorne. D’altra parte la religione ha valore solo se può avvicinarsi alla verità: non è una tecnica per farsi coraggio e tenere alto il morale. In realtà, superata la prima impressione, scienza e religione sono cugine, da un punto di vista intellettuale. Ambedue sono alla ricerca di un «credere» che sia motivato. Né l’una né l’altra possono pretendere di possedere la conoscenza assoluta, certa, poiché ciascuna deve fondare le proprie conclusioni sul ruolo reciproco che giocano interpretazione ed esperienza. Nessuna delle due si basa soltanto sui puri fatti o su mere opinioni. Sono parte ambedue del grande tentativo umano di capire.