Quest’antologia vuol fissare un’immagine del Carducci diversa dalla paludata icona, lontana dal mondo e dalla storia, di un poeta monumentale, celebrativo, ampolloso. L’architettura ibrida della raccolta è dovuta all'energia culturale di Edoardo Ripari, autore dei commenti ai testi, e si giustifica con lo scopo di di svelare un poeta in cui la latitudine dei registri tematici ed espressivi, l’inclinazione sperimentale, la dottrina storica e letteraria, l’impegno politico e sociale convivevano senza gerarchie, nel segno vivo di una composita personalità. Se tre tavoli bastavano a Pascoli per governare, non senza vertigini e sofferenze, i territori della propria produzione letteraria, Carducci si aprì invece alla vita, alla natura, alle battaglie quotidiane compiute per il bene e per il progresso dell’umanità. Si capisce dunque la risonanza che egli ebbe sin da Levia Gravia, nel 1868. Chi d’Europa s’era nutrito, rifacendosi alle voci più alte dell’Occidente (da Omero a Victor Hugo) seppe infondere alla struttura colta, ardua, dall'alto senso memoriale ed erudito, delle proprie pagine in prosa e in verso una forza attrattiva ignota ad altri autori italiani.
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