Esistono stagioni del dolore. Ho messo insieme questo libro perché c'è sangue sulla roccia. È il mio sangue.
Quando cominciai a leggere e scrivere negli anni Cinquanta, gran parte della mia attenzione era rivolta alla fantascienza, un campo molto eccitante a cui dedicarsi. In quel periodo c'era un'esplosione di generi e la letteratura era piena di promesse. C'erano dappertutto nuovi coraggiosi scrittori, ed era mia impressione che essi non solo fossero contenti del loro destino di emarginati ma stessero forgiando con impegno un'alternativa alle difese della maggior parte della società. E così, prima con cautela e poi con l'ingenua sicurezza della mia coscienza che si stava destando, decisi di unirmi a loro. La roccia, pensai, in fondo non è un cattivo posto in cui stare.
Dopo un po', questa letteratura di genere o la mia percezione di essa cambiarono. Aveva raggiunto i suoi limiti, o io avevo semplicemente frainteso il suo potenziale? In ogni caso, alla fine sembrò avvenire una scissione.
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