Quando Neo, il protagonista di Matrix, viene scollegato dal
megacomputer che lo teneva prigioniero e lo illudeva di vivere nel
mondo, Morpheus, il capo della resistenza, lo accoglie in un paesaggio
di rovine bruciate: "Benvenuto nel deserto del reale!”. La stessa
accoglienza riserva uno dei filosofi più provocatori di oggi al lettore
che voglia conoscere la sua riflessione sugli eventi dell’11
settembre. Rovesciando l’interpretazione comune che vede in questa
tragica data il prepotente ingresso della "realtà vera” nella nostra
quotidianità troppo spesso fatta di televisione e immaginazione
mediatica, Slavoj Zizek sostiene in modo convincente che il crollo
delle torri sia piuttosto la realizzazione di una fantasia distruttiva
originata e costantemente alimentata da tanta cinematografia e
letteratura catastrofista americana, qualcosa che finora avevamo solo
immaginato con terrore. Questa materializzazione del peggiore dei
nostri incubi è per Zizek psicologicamente molto più difficile da
elaborare di qualunque "ritorno alla realtà”.
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