Si dice che una canzone, un profumo, un’immagine, siano evocatori di epoche trascorse, più o meno lontane. Ebbene, i giochi sono tappe universali di ogni tempo, non solo delle adolescenze. Tre civette sul comò: chi non ha mai fatto una conta, in gruppo, scandendo le sillabe del lungo non-senso, di un ritornello adottato dai ragazzi italiani ogniqualvolta si dovesse sortire un penitente o un conduttore del gioco? Ragioni di rima, di metrica, di malizia, suggerivano poi alcune varianti alla classica tiritera che dà titolo a questa raffinata, ironica e affettuosa rievocazione degli infiniti giochi d’un tempo, in cui Franco Piccinelli, dichiaratamente, mostra di divertirsi creando, per ciascuna situazione, per ogni momento ludico, il teatrino dei personaggi che gli davano vita e fra i quali egli stesso si pone.
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