Arturo Bandini, scalcinato diciottenne, vive orfano del padre (Svevo, protagonista del prequel del 1937) con la madre debole e fragile e con la sorella Mona, fanatica religiosa. Il suo sogno, urlato, conclamato, perseguito, è quello di diventare un grande scrittore, ma per il momento, si limita a guadagnare qualche soldo (è l'unica fonte di reddito della casa dopo la morte del padre) con lavoretti saltuari e mal pagati, fino a un impiego in un mediocre conservificio del pesce, che sembrerà dargli una certa stabilità.
Nel frattempo il nostro colleziona foto osé idolatrandole come divinità, salvo poi distruggerle in un accesso di contrizione, sfoga la propria perenne frustrazione contro il bigottismo monacale della sorella e la irritante passività della madre, ostenta a tutti e chiunque un'erudizione verbale e verbosa priva di sostanza, capace solo di autoridicolizzarsi e legge autori del calibro di Friedrich Nietzsche e Oswald Spengler per pura megalomania, senza comprendere nulla.
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