Luca Rovere - La cosa storta: La verità sotto la vernice (Il maestro Volpe Vol. 2) (2026)

Il tredici aprile, a Tortoreto Lido, il lungomare ha ricominciato a fare rumore all'alba. È il mese in cui si rimontano gli stabilimenti e si ridipingono le staccionate dello stesso azzurro dell'anno prima, perché da lontano un'asse marcia verniciata di fresco è identica a un'asse sana.
Sugli scogli davanti al bagno Nettuno c'è un morto. Ha le scarpe da lavoro, una riga di vernice azzurra sotto la suola, ed è bagnato poco per uno rimasto una notte in mezzo al mare. Il paese lo riconosce in un'ora: è Nino, quello che monta le cabine. Lo conoscono tutti. Sanno che è sceso dalla montagna trent'anni fa, che lavora da solo, che paga in contanti e mangia da Assuntina tutti i giorni all'una. Non sanno il cognome. Sabbatino, dice qualcuno. Sabbatini, dice qualcun altro. Una lettera, ma non è poco. E all'anagrafe, con tutti e due, non risulta nessuno.
Amedeo Volpe, maestro elementare in pensione e «consulente» senza licenza, ha un'ossessione sola: le cose scritte sbagliate. Un nome è una cosa che o è giusta o non è niente. Mentre il luogotenente Carapollo gli ricorda con garbo l'articolo di legge che gli vieta di fare esattamente quello che sta facendo, Volpe si tiene due domande che nessun altro si fa. Dov'è la cassetta degli attrezzi di un uomo morto all'alba con le scarpe da cantiere. E perché quel morto sta sugli scogli, e non dove la vernice dice che ha lavorato.
Intanto una signora di settantadue anni gli porta una cartellina: la cappella di famiglia al cimitero ha il nome dei Di Loreto sull'architrave e i Recchiuti dentro, da trent'anni, e la carta che dice di chi è non si trova. Una tomba e uno stabilimento balneare, e sotto tutti e due la stessa domanda: di chi è una cosa, quando chi ce l'ha scritta non c'è più e chi la tiene non l'ha scritta?
A Tortoreto la stagione apre il venticinque aprile, e deve aprire pulita. Per sapere come si chiamava il morto ci vorranno dieci giorni. Perché lo Stato ci metta il timbro, undici.
La seconda indagine del maestro Volpe, dopo Nessuno voleva ucciderlo, si legge anche da sola. Un giallo comico e amaro sulla burocrazia balneare, sulle cose storte che funzionano benissimo finché un uomo non ci rimane sotto, e sul peso di un nome scritto giusto.
«La carta e il morto non si parlano, maestro. Il morto sta sotto e la carta sta in un cassetto. E non dicono la stessa cosa.»