Charles Daisy - Il carico di Sarajevo (2026)

Un'inchiesta autoconclusiva di Ana Petrović: si legge da sola, anche senza i tre volumi precedenti.
Gennaio 2027. Ogni inverno, davanti alla centrale di Višegrad, la Drina ammassa contro una barriera galleggiante tutto quello che porta giù: plastica, tronchi, frigoriferi. Quest'anno un operaio dice che la barriera pesa di più, e non sa perché.
Ana Petrović è arrivata da Pristina per duemila battute su un'ordinanza comunale. Poi la gru tira su un fusto sigillato, senza ruggine, con una marcatura italiana. Poi un altro. A monte, in un villaggio di quaranta case, una dottoressa di base tiene da undici anni dodici quaderni con una colonna che non sa nominare: una O accanto ai nomi dei bambini, sempre più fitta dal 2018.
A Bruxelles, Marthe Coppens, funzionaria di un ufficio antifrode che controlla i rifiuti in viaggio per l'Europa, ha trovato un documento firmato tre ore prima che il camion arrivasse. Tutto in regola. È questo il problema.
Fra le due donne ci sono una società di riciclo premiata dall'Europa, un coordinatore della logistica che cerca Ana di sua iniziativa e le consegna i fogli di viaggio, e un chilometro nove nel bosco dove i camion andavano da anni. Quando arrivano gli arresti, arrivano troppo presto e nel posto sbagliato. E qualcuno, a Sarajevo, sta già trattando con la procura.
Ana deve scegliere fra la notizia e il fiume.
Il carico di Sarajevo è un thriller d'inchiesta sul traffico di rifiuti pericolosi attraverso i Balcani: come funziona davvero, con le carte in ordine, un valico che si passa in due minuti e un impianto che riscrive la natura di un carico senza toccarlo. Per chi vuole sapere come funzionano le cose, e per chi ha seguito Ana nella Trilogia dei Balcani