Tra le scemenze monosillabiche dei fumetti e le anemiche sottigliezze dei letterati esiste una vasta zona d’intervallo in cui la narrativa poliziesca può costituire (o non costituire) un grosso fatto. C’è chi la detesta in ogni sua forma. C’è chi l’apprezza solo se mette in scena personaggi simpatici. Certi ritengono violenza e sadismo termini intercambiabili; altri considerano la narrativa poliziesca una sottoletteratura, basandosi sul pretesto (debole) che solitamente non è impalchettata e ingarbugliata di subordinate, ha una punteggiatura disinvolta e non fa uso di congiuntivi ipotetici. Certi poi leggono la letteratura gialla solo quando sono stanchi e malati e, dal numero di romanzi polizieschi che son capaci di consumare, c’è da credere che siano quasi sempre o stanchi o malati.
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