
Nicola Piovani - Volano le canzoni (2026)
“Chi scrive una canzone sa di non poter contare sulla complessità del linguaggio. Vale per i Lieder di Schubert, per le canzoni di Gorni Kramer e per quelle di Achille Lauro. I pochi elementi strutturali – versi, melodia, armonia, ritmo – devono bastare per costruire un’opera compiuta in tre, quattro minuti. Niente contrappunto, niente sviluppo, niente cambi di ritmo. La canzone deve essere cantabile. Il suo luogo naturale è la memoria: è nella memoria individuale che una canzone si piazza e vive spesso per sempre, pronta a riaffiorare senza motivo apparente mentre si lavora, mentre si guida, si ama, si patisce. La canzone è una forma breve che deve tenere insieme parola, musica, ritmo, memoria, corpo. È una sintesi spietata. Non ti dà il tempo di spiegare troppo, non puoi divagare. Devi colpire, come fa il desiderio. Ma la canzone è anche un fatto di costume, che si lega alla nostra storia personale, alla storia collettiva, per vie che a volte sono misteriose. Questo racconto rappresenta una piccola testimonianza di come la musica lavori, di come si muova tra le vite delle persone senza rispettare confini di genere e di aspettativa. La canzone si conferma pericolosa, perché spesso arriva dove vuole, quando vuole, mentre non te l’aspetti, scegliendo la veste che vuole. E noi – compositori, interpreti, ascoltatori – non dobbiamo fare altro che seguirla. In questo libro racconterò brani che hanno avuto molto successo e altri meno noti: non sarà un almanacco delle migliori canzoni, ma un percorso per capire il lessico della canzone, sia popolare sia d’autore, dal punto di vista di chi fa musica.”