A vent'anni dalla pubblicazione de L'ammutinamento del Caine, Herman Wouk ritorna, in Vento di guerra, a uno dei suoi temi più interni e sentiti: la tragica epopea della seconda guerra mondiale. Ma qui il disegno è ben più vasto, e ben più ampio il respiro narrativo e storico. Il mondo intero fa da sfondo alla vita dei protagonisti, consapevolmente o inconsapevolmente travolti dal vortice della guerra, e le loro vicende si intrecciano, si snodano, si interrompono e riprendono mentre una folla di personaggi minori — non certo anonimi, poiché l'incisivo realismo di Wouk conferisce anche alle semplici "comparse" un indimenticabile risalto — si muove tra le quinte o sul proscenio. Dai primi sussulti della Germania nazista all'entrata in guerra dell'America, il romanzo ripercorre il cammino dell'umanità in quegli anni di orrore, fondendo realtà e fantasia, storia e narrazione, in un'unità mirabilmente raggiunta: i personaggi storici — da Hitler a Churchill, da Roosevelt a Stalin — hanno la stessa incisività delle figure di fantasia e queste la stessa corposa realtà di quelli. La straordinaria forza narrativa, la tensione drammatica del racconto portano quasi di prepotenza il lettore al centro stesso della vicenda: testimone partecipe, e non semplice spettatore, egli vive, o rivive, quei giorni cruciali, entra nel gioco dei personaggi, viene coinvolto dalle vicende narrate, sentendone tutta la verità, la mirabile rispondenza alla realtà storica. Tra i romanzi che hanno per tema il secondo conflitto mondiale, Vento di guerra si pone di diritto come uno dei più validi e appassionanti, già un classico del genere, ineguagliabile per la completezza dell'affresco storico e per il superbo ritmo narrativo che non concede al lettore un solo momento di stanchezza. Un'opera, questa, difficilmente dimenticabile, che segna una tappa fondamentale nel cammino letterario di Wouk.
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