
Sergio Antonielli - Oppure, niente (2026)
Osservandosi riflesso nello specchio dietro al bancone di un bar, un uomo riconosce improvvisamente il volto del padre, morto suicida a quarantanove anni. Inizia così il monologo interiore del protagonista, architetto quarantasettenne, divorziato da una moglie che vede ormai quasi come una sorella, padre di una figlia adolescente con cui fatica a ricucire un rapporto, professionista stimato come ne esistono a migliaia. Un uomo solo e assuefatto alla solitudine, profondamente disilluso, diviso tra momenti di crisi, paralisi spirituali e sprazzi di speranza effimera, tra il rifiuto del modello paterno e la consapevolezza irrimediabile di assomigliare, non solo fisicamente, al genitore. Nel disperato tentativo di trovare un senso alla propria esistenza il protagonista arriva a darsi una «data di scadenza»: due anni, prima di ricalcare le orme del padre fino in fondo e togliersi la vita.