
Alexander Lernet-Holenia - L’uomo col cappello (2026)
L’azione di questo romanzo prende avvio in un casinò di Budapest: e già gli appassionati lettori di Lernet-Holenia avranno il senso di un trovarsi a casa. Leggende e fantasmi, magie e misteri, amore e morte irrompono nella oziosa esistenza di Nikolaus Toth, giovane sconsiderato che per pagare i suoi debiti di gioco è costretto a scarrozzare per la campagna ungherese Franz Clarville, un enigmatico personaggio che si è messo alla ricerca della tomba di Attila e degli immensi tesori che essa custodisce. Ma dietro questa caccia al tesoro intravediamo subito una caccia al mito stesso, che si intromette nella cronaca avventurosa con la sua forza indominabile. E quando, imbattutisi in un tumulo al quale si accede solo attraverso una cappella, i due avventurieri sono ormai certi di avere raggiunto la meta, la vicenda si complica per una serie di fantastici intrecci legati ad alcune figure poco rassicuranti: una fanciulla dalle strane facoltà medianiche, un bandito sanguinario che terrorizza gli abitanti della zona, e infine «l’uomo col cappello», lo spirito inquieto, il fantasma che veglia su quella collina e che – nell’assenza di confini tra passato e presente, essere e non essere, spazio e tempo – potrebbe svelarsi come il «genius loci» di tutta l’arte narrativa di Lernet-Holenia. La tensione cresce: e qui, ancora una volta, l’autore fa agire simultaneamente, esaltandone la potenza, la sua doppia vocazione di scrittore noir e visionario. Alla fine rimane un senso di rivelazione insieme definitiva e polverizzata, come il miraggio che appare al giovane Toth: «pochi istanti dopo che il suo sguardo era caduto sulle cose che avrebbero potuto confermare la veridicità del suo racconto, già esse non esistevano più».